La moda è senza maschera

VESTIAMOCI
DI SLOW FASHION

La crisi globale causata dalla pandemia legata al Covid-19 ha smascherato un settore composto da grandi brand che calpestano i diritti di milioni di lavoratori e lavoratrici nel Sud del mondo, inquinano l’ambiente mettendo sul mercato miliardi di vestiti a basso costo, che spesso indossiamo poche volte e poi buttiamo via.

La moda è
senza maschera

La crisi globale causata dalla pandemia legata al Covid-19 ha smascherato un settore composto da grandi brand che calpestano i diritti di milioni di lavoratori e lavoratrici nel Sud del mondo, inquinano l’ambiente mettendo sul mercato miliardi di vestiti a basso costo, che spesso indossiamo poche volte e poi buttiamo via.
VESTIAMOCI DI SLOW FASHION
L’industria tessile è tra le più inquinanti al mondo, immettendo ogni anno nell’ambiente 1,2 miliardi di tonnellate di gas serra.
Per la produzione di un singolo capo vengono utilizzate fino a 8.000 sostanze chimiche. Questo è il motivo per cui l’industria tessile è responsabile del 20% dell’inquinamento di acque dolci nel mondo.

L’industria tessile in alcuni Paesi del Sud del mondo è una vera e propria schiavitù moderna: donne e bambini obbligati al lavoro forzato, ritmi di lavoro disumani, salari bassissimi e ambienti di lavoro non sicuri.

L’industria tessile utilizza 38 milioni di ettari di terra, una superficie più grande dell’Italia. Inoltre, per la produzione di una singola t-shirt vengono impiegati 3.900 litri d’acqua, l’equivalente di quello che beve una persona in 5 anni.

Abbiamo la necessità di rivedere le nostre abitudini di acquisto, abbandonando le dinamiche della fast fashion. Dobbiamo fare pressione affinché l’industria tessile garantisca pieni diritti a tutti i lavoratori del settore, si impegni a non avvelenare più l’ambiente con i suoi scarti di produzione e a riconoscere salari dignitosi e luoghi di lavoro sani e sicuri.

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